Migrazione: fenomeno storico di tutti i tempi e oggi grave problema sociale. (4° intervento)

Oggi l’Italia s’interroga sull’immigrazione e scopre che, talvolta si nascondono interessi poco lineari anche nelle attività dei soccorsi o che molto spesso è proprio la criminalità organizzata internazionale a gestire l’ingresso clandestino, e questo rende il problema ancora più drammatico, basti pensare che parte dei “trafficati”, dopo essere stati introdotti nei paesi di destinazione, vengono spesso inseriti nel modo criminale e sfruttati come fonti di nuovi profitti illeciti (ad es. nel campo della prostituzione, dello spaccio di droga, furti o accattonaggio, lavoro nero, ecc.). Gli Italiani si dividono tra coloro che vogliono che i clandestini siano rimandati ai loro paesi di origine e altri credono sia meglio trattenerli nei centri di accoglienza;ma abbiamo centri di accoglienza straripanti e possediamo leggi non adeguate per affrontare questo problema di non facile soluzione, perché è difficile coniugare intelligenza e umanità, vale a dire consentire soggiorno solo se lo straniero è in possesso di un contratto di lavoro che gli garantisca di potersi procurare i mezzi di sostentamento, una casa dignitosa ed il denaro necessario per poter vivere dignitosamente. A dire il vero le difficoltà e i disagi dell’essere immigrati in un paese straniero gli Italiani li hanno ben conosciuti e tuttora continuano in parte a conoscere.
A cura di M.D.A.

4. Le migrazioni in Italia

Analizzare, sia pure a grandi linee, il fenomeno migratorio di un Paese come l’Italia consente di evidenziare da un lato nello specifico dati relativi al tema delle migrazioni e dall’altro di rileggere eventi e situazioni del passato nel quadro complessivo degli aspetti generali della geografia umana.

Anche se, a partire dagli anni settanta del secolo scorso, è diventata sempre più terra d’immigrazione, l’Italia è stata sempre un’area a forte spinta emigratoria a causa dello squilibrio fra la crescita demografica e lo sviluppo economico. Gli Italiani infatti sono stati protagonisti dei più grandi flussi migratori della storia tra Otto e Novecento.

A partire dal XIX secolo possiamo dividere le migrazioni che interessano l’Italia in diversi periodi:1. dall’Unità d’Italia al 1930; 2. dopo 1931; 3. dalla fine della seconda guerra mondiale al 1970; 4. dal 1970 al nuovo millennio; 5. gli anni del XXI secolo

1. Negli anni precedenti l'Unità italiana, le migrazioni erano all'interno della stessa Europa, in Paesi come Francia, Svizzera, Germania. Dopo l'Unità d'Italia , l'emigrazione italiana iniziò in modo consistente e il principale fattore di spinta fu quello economico. Infatti l'arretratezza agricola spinse migliaia di lavoratori, che vivevano in situazioni precarie, ad abbandonare la penisola alla ricerca di una vita e un futuro migliori. E in effetti a partire dai primi anni dell'unificazione nazionale le migrazioni verso l'estero rappresentarono per un lungo periodo un fenomeno caratteristico dell'evoluzione demografica, economica e sociale del Regno d’Italia. Circa undici milioni di italiani, si avventurarono oltreoceano con vecchie navi lasciando l'Italia e dirigendosi verso i Paesi dell'America Latina, Brasile e Argentina poiché proprio in quei territori vi era una grande richiesta di manodopera nelle industrie e perché in quei Paesi in abbondanza erano i territori incolti da trasformare in campi adatti all'agricoltura e all'allevamento. (25)

A partire dal 1890 l'Italia fu investita da un secondo flusso migratorio, conosciuto come “new migration” e proseguito all’inizio del Novecento con emigrazioni dalle regioni meridionali, in particolare la Sicilia, verso gli Stati Uniti e l'Argentina. Collegamenti diretti dai porti di Palermo e di Castellammare del Golfo raggiungevano New York. In quel periodo gli Stati Uniti sono in una fase di crescita economica eccezionale e divennero di conseguenza meta di tanti italiani che vi emigravano, temporaneamente, con l’intento di fare fortuna all'estero e di usare i soldi guadagnati al ritorno in patria per alleggerire la situazione di crisi in cui l'Italia si trovava in quegli anni. Molti di essi, anche di quelli che sono espatriati nei primi decenni del secolo XX, non sono più ritornati e vi si sono stabiliti in maniera definitiva, ma le loro "rimesse" di denaro furono di grande aiuto e permisero all’Italia di procurarsi le materie prime di cui aveva bisogno ed estinguere i debiti contratti con altri Paesi (26). Anche i politici guardavano con particolare attenzione all’emigrazione e presero ad appoggiarla, pensando che essa fosse l’occasione per molti, soprattutto contadini, di uscire dalla miseria e una concreta possibilità per sollevare l’economia dell’intero Pese..

Così, contro le posizioni dei proprietari terrieri che invece non condividevano affatto la tesi di quanti appoggiavano l’emigrazione perché a causa della carenza di manodopera, si vedevano costretti ad aumentare notevolmente i salari, l’emigrazione trovò un riconoscimento ufficiale in provvedimenti legislativi che allinearono l'Italia alle politiche migratorie del resto d'Europa (26). Ma non ci fu ancora un intervento diretto del governo di tutela degli emigranti con provvedimenti ed enti di assistenza.

Finalmente con la legge del 1901 il Parlamento italiano approvò un intervento organico destinato ad avere riflessi su tutta la legislazione successiva. Furono messi sotto tutele i momenti iniziali della partenza e quelli successivi del viaggio, il flusso emigratorio fu classificato nelle due categorie di emigrazione continentale e transoceanica, fu costituito un Commissariato dell'emigrazione, organismo tecnico dipendente dal Ministero degli Esteri (27). La legge, però, non era riuscita a realizzare forme di negoziati o di accordi a tutela degli emigrati nei paesi di arrivo o che agevolassero l'inserimento della manodopera italiana nei mercati del lavoro esteri. La legge dette comunque spazio ad altri interventi assistenziali e di tutela che furono delegati ad associazioni private, sia laiche sia religiose.

Un altro importante vantaggio derivato indirettamente dall'emigrazione fu il desiderio di imparare a leggere e scrivere che aveva fatto nascere nelle persone, sia per le necessità di comunicazioni epistolari tra i migranti e i familiari rimasti in patria sia per il disbrigo degli atti e per l’interazione nel paese di destinazione..

La massima espansione dei flussi migratori italiani fu tra gli ultimi decenni della fine dell’Ottocento e la Prima guerra mondiale. Si calcola che ci fu un ammontare di circa 14 milioni di espatri (28). Negli anni seguenti l’emigrazione, pur riprendendo con una certa intensità, fu limitata a circa un decennio.

2. Dal 1931 le cose cambiarono: gli Stati Uniti limitarono il numero degli stranieri ammessi e le restrizioni all'immigrazione furono dettate dalla volontà di mantenere il benessere raggiunto fino ad allora che poco a poco sfociò in xenofobia ovvero in paura del diverso, dello straniero che indusse il governo statunitense ad attuare provvedimenti di limitazione dell'entrata di italiani e degli altri europei nel territorio americano; la politica antiemigratoria del governo fascista. frenava e disciplinava i movimenti migratori nell’interesse della nazione, tanto che il felice periodo economico degli anni d'oro del regime permise di diminuire e quasi eliminare del tutto gli espatri, sicché nel 1934 si pareggiò il conto tra quelli che fecero ritorno in patria e i migranti.

3.Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, a partire dal 1945, l'ondata migratoria coinvolse l'Italia meridionale e insulare e aveva come destinazione soprattutto stati europei in crescita come Sivizzera, Belgio, e Germania. Vi fu anche una emigrazione verso le regioni dell'alta Italia, in particolare i siciliani in Piemonte, per lavorare alla Fiat di Torino, e i calabresi in Lombardia, come conseguenza di politiche che avevano determinato l’industrializzazione di una sola zona del Paese, il famoso triangolo Nord – Ovest (29).

Al momento della partenza, sia per l’emigrazione interna sia per quella per quella verso l’estero, in molti vi era la convinzione che si trattava di un'emigrazione temporanea, probabilmente di mesi, per lavorare e guadagnare in funzione di un migliore futuro in Italia o nelle regioni del sud di provenienza. Invece l’emigrazione italiana in Europa riusciva a produrre benefici che prolungavano la permanenza nei paesi d’arrivo dove la richiesta di manodopera non era solo nelle industrie metal meccaniche (30). Così mentre in Italia l'emigrazione provocava degli squilibri demografici e disfunzioni nelle economie regionali e nazionali, nei paesi europei di destinazione gli emigranti italiani servivano a riequilibrare l’economia e il saldo tra i mestieri umili e quelli qualificati, anche sotto il profilo delle retribuzioni. Tale aspetto della nostra emigrazione possiamo facilmente capirlo perché una situazione del genere si presenta in questi ultimi anni in Italia con l'immigrazione degli stranieri, che non solo si occupano di lavori umili che molti italiani non sono disposti più a fare, ma riescono i più validi a calmierare anche i bassi salari in moltissime attività (31).

L’emigrazione italiana in Europa andò avanti così fin verso il 1970, periodo in cui, per i motivi che appresso indichiamo, molti italiani rimpatriarono (32)

Tra l’altro va ricordato che un importante fenomeno di aggregazione che si riscontra sia in Europa come anche negli altri paesi e continenti meta dei flussi migratori italiani è quello dell'associazionismo degli emigrati (33).

4. A partire dagli anni settanta del secolo scorso gli emigranti italiani dovettero fare i conti con la crisi economica che in quegli anni afflisse gran parte dell’Europa industrializzata. Dal 1971 l'emigrazione dall'Italia è quasi del tutto cessata. Il numero dei pochi espatriati è pari a quello dei rimpatriati, con un saldo quindi in pareggio. In effetti, le emigrazioni diventano clandestine e le immigrazioni, soprattutto in Germania, Belgio e Francia, furono notevolmente scoraggiate da politiche restrittive verso le persone immigrate. Inoltre a partire dagli anni settanta comincia anche in Italia, paese storicamente votato all’emigrazione, quel periodo detto di “ristrutturazione delle attività produttive”, che ebbe come conseguenza che la mano d’opera italiana cominciò ad occupare ruoli più specializzati, mentre quelli più umili e rischiosi furono demandati agli immigrati in cerca di lavoro. Così anche la figura dell’emigrante italiano comincia ad essere assai diversa da quella degli anni precedenti. Ad emigrare insieme alla famiglia sono solo pochi, la maggioranza si muove individualmente, è disposta ad affrontare lunghi spostamenti pendolari, coabita con altri in alloggi non sempre adeguati alle normali esigenza di vita.

Anche nelle migrazione interna Sud – Nord sono i cosiddetti disoccupati “intellettuali”, vale a dire i giovani laureati che non trovano adeguata sistemazione nelle vicinanze di casa e si spostano nelle regioni dell’area centro – settentrionale dove, almeno fino a qualche anno fa diversamente da ora. la richiesta di insegnanti, medici, avvocati ed impiegati del settore amministrativo, è costante con domanda spesso superiore all’offerta. Anche l’arruolamento nelle forze dell'ordine, come Guardia di Finanza, Carabinieri, Polizia porta spesso i giovani a prestar servizio nelle caserme del nord. In questi anni di fine secolo al rallentamento dell’emigrazione fa riscontro un notevole aumento di arrivi di stranieri da altri paesi e continenti e l’Italia diventa terra d’immigrazione.

5. Nei primi anni del terzo millennio il flusso emigratorio italiano nel mondo si è attenuato ed è caratterizzato per almeno il 25 % da professionisti, spesso in possesso di laurea, la cosiddetta "fuga dei cervelli"(34), e si è consolidata la presenza degli Italiani sul territorio degli altri paesi. Al giorno d'oggi sono presenti in Germania circa 650.000 cittadini italiani fino alla quarta generazione, più di mezzo milione in Svizzera, dove, come del resto in Belgio, le comunità italiane restano le più numerose rappresentanze straniere. Secondo le statistiche disponibili, la collettività italiana stabilizzata nel mondo conta oltre 4 milioni di Italiani residenti all'estero (meno della metà di quelli dei primi anni venti) e, benché diversi facciano ritorno in Italia dopo l’età del pensionamento, spesso i figli e i nipoti restano nelle nazioni di nascita, dove ormai hanno messo radici. Ciò, tenuto conto dei vari paesi del mondo, dove sono emigrati italiani, ha dato origine ai cosiddetti oriundi italiani: italo-brasiliani, italo-argentini, italo-statunitensi, italo-framcesi, italo- edeschi,ecc.

A causa degli effetti della grave crisi economica, fattisi sempre più sentire a partire dal 2007, in questi ultimi anni ad oggi, è ripreso il flusso dell’esodo dall’Italia verso i paesi del Nord Europa, particolarmente la Germania, ma anche verso l'Australia, il Canada, gli Stati Uniti e i paesi sud - americani. Si tratta di un flusso che si aggira intorno alle settantamila, ottantamila persone, anche se le stime sono maggiori. Infatti si dà il caso che molti cancellano la loro residenza in Italia con grande ritardo rispetto alla loro effettiva partenza. In verità questa cosiddetta "Nuova emigrazione" come conseguenza della grave crisi economica riguarda peraltro tutti i paesi del sud Europa, come Spagna, Portogallo e Grecia che registrano analoghi o maggiori fenomeni emigratori negli ultimi anni. Questi flussi si ipotizza che siano destinati ad aumentare se, come è opinione abbastanza diffusa, non mutano le politiche dei Paesi della Comunità Europea, la cosiddetta austerity, con il rispetto di rigorosi parametri nella gestione finanziaria dei singoli Stati. E’ significativo per ciò che concerne l’Italia che i flussi in uscita verso l’estero non sono più solo quelli provenienti dalle regioni meridionali, manche da quelle del centro nord come Emilia – Romagna e Lombardia
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(25) Pare che il primo grande flusso emigratorio di italiani partì dalla zona di Comacchio, dall'Abruzzo, ed un ruolo importante ebbe anche l'emigrazione veneta. La lotta al brigantaggio causò la partenza di un gran numero di calabresi.

(26) Da studi condotti sulle migrazioni a partire dagli anni Novanta “è emerso che spesso tra gli aspetti fondamentali di un migrante c’è il transnazionalismo (processo mediante il quale i migranti costituiscono reti che legano il paese d’origine e quello d’insediamento)…Il transnazionalismo è particolarmente importante per i geografi e i demografi, poiché dimostra che la migrazione implica un sistema di circolazione nel quale i flussi migratori non sono semplicemente uni-direzionaòi, ma mettono in moto sempre dei contro flussi in senso opposto, La testimonianza più evidente di questi contro flussi ci viene data dalle rimesse dei migranti , ovvero denaro, beni e servizi che questi inviano nei propri paesi d’origine” (Greiner Alyson -G. Dematteis, cit.pag.107).

(26) Fu per la prima volta riconosciuta per legge la libertà di emigrare, riconoscendo agli agenti e ai subagenti il diritto di reclutare gli emigranti.

(27) Il Commissariato fu dotato di autonomia finanziaria e del potere di poter emanare una propria normativa. Anche con risultati inferiori alle aspettative, il Commissariato curò, attraverso l'attività dei Consoli, inchieste, rilevazioni, indagini statistiche sulle comunità degli Italiani all'estero, che si affiancarono a quelle effettuate dalla Direzione Generale della Statistica. I risultati comparvero regolarmente nel Bollettino dell'emigrazione, l'organo di stampa del Commissariato.

(28) Al riguardo esiste una specifica Tabella dati Istat su Emigrazione italiana periodo 1876 - 1915

(29) Questo trasferimento nelle città industriali dell'area Nord-ovest in una prima fase coinvolgeva giovani maschi, sposati o già impegnati con una promessa di matrimonio, con basso titolo di studio, prevalentemente dal Sud ma anche dal Triveneto. L’emigrazione delle donne avveniva secondo il modello della "catena di richiamo", sono prima gli uomini a partire e successivamente c'è il ricongiungimento familiare.

(30) Infatti, si può dire che in Belgio molti locali non volevano più scendere nelle miniere, in Svizzera non si adattavano a mestieri umili tipo il cameriere, in Francia si guardava con disagio al lavoro nei campi, in Germania, alle prese con la ricostruzione post bellica si avvertiva la penuria di manovali e di braccia capaci di sostenere attività di carico e scarico.

(31) Lo stato italiano (che già negli anni precedenti aveva stipulato accordi bilaterali con altri Paesi europei, tra cui Francia, Belgio, Gran Bretagna, Svizzera) firmò nel 1955 un patto di emigrazione con la Germania con il quale si garantiva il reciproco impegno in materia di migrazioni e che portò quasi tre milioni di italiani ad espatriare in territorio tedesco in cerca di lavoro. “ Nonostante la tutela dei nostri lavoratori all’estero fosse un obiettivo esplicito degli accordi, le condizioni in cui si realizzarono i flussi migratori dopoguerra furono in molti casi durissime. Gli emigranti diretti in Belgio, ad esempio, venivano raggruppati nei piani sotterranei della stazione di Milano in attesa del treno settimanale che li avrebbe portati a destinazione. Il viaggio e l’arrivo non erano meno traumatici….In generale, in tutti i paesi d’arrivo si registrarono diverse inadempienze al rispetto degli accordi bilaterali e, in molti casi, le condizioni che attendevano gli emigranti italiani si rivelarono estremamente dure sia sotto il profilo lavorativo che sotto quello abitativo” C.Bonifazi:L’Italia delle migrazioni, il Mulino, pag.179 – 180.

(32) Al riguardo esiste una specifica Tabella dati Istat su Principali paesi di Emigrazione italiana periodo 1876 – 1976.

(33) Il Ministero degli Esteri calcola che attualmente sono presenti all'estero oltre 10.000 associazioni che sono state costituite dagli emigrati italiani nel corso di oltre un secolo.

(34) Da Il Fatto quotidiano: “Nel 2012 si sono cancellati dall’anagrafe per trasferirsi all’estero in 68mila, in aumento rispetto ai 50mila del 2011. Tanti rimangono in Europa, meta preferita la Germania davanti a Svizzera, Regno Unito e Francia. Pochi i ricercatori che arrivano nel nostro Paese” Anno 2012 “Per quanto riguarda l’emigrazione all’estero, la rinomata “fuga dei cervelli”, « Gli italiani laureati che decidono di emigrare all’estero sono 5.839… Essi prediligono i paesi europei e quelli di antica emigrazione d’oltreoceano (Stati Uniti, Brasile, Argentina, Australia e Venezuela). La quota di laureati italiani sul totale degli emigrati varia a seconda del luogo di destinazione. In particolare, il 16,3% degli emigrati nel Regno Unito possiede la laurea, mentre tale quota si riduce al 9,2% per gli emigrati in Germania; valori significativi, infine, si registrano per Brasile (21%), Cina (20,3%), Paesi Bassi (19,5%) e Stati Uniti (19,2%) “dati Istat.

(35) Il numero degli oriundi non è sempre possibile calcolarlo con sufficiente attendibilità se si considera il fatto che un oriundo può avere anche solo un antenato lontano nato in Italia; quindi la maggioranza degli oriundi ha solo il cognome italiano, e spesso neanche quello.

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Tabelle Istat

Emigrazione italiana per regione 1876-1900, 1901-1915

Piemonte

709.076

13,5

831.088

9,5

Lombardia

519.100

9,9

823.695

9,4

Veneto

940.711

17,9

882.082

10,1

Friuli V.G.

847.072

16,1

560.721

6,4

Liguria

117.941

2,2

105.215

1,2

Emilia

220.745

4,2

469.430

5,4

Toscana

290.111

5,5

473.045

5.4

Umbria

8.866

0,15

155.674

1,8

Marche

70.050

1,3

320.107

3,7

Lazio

15.830

0,3

189.225

2,2

Abruzzo

109.038

2,1

486.518

5,5

Molise

136.355

2,6

171.680

2,0

Campania

520.791

9,9

955.188

10,9

Puglia

50.282

1,0

332.615

3,8

Basilicata

191.433

3,6

194.260

2,2

Calabria

275.926

5,2

603.105

6,9

Sicilia

226.449

4,3

1.126.513

12,8

 

 

 

 

 

Totale espatri

5.257.911

100,0

8.769.749

100,0

Fonte: Rielaborazione dati Istat in Gianfausto Rosoli, Un secolo di emigrazione italiana 1876-1976,Roma, 1978.

Principali paesi di emigrazione italiana 1876-1976

Francia

4.117.394

Stati Uniti

5.691.404

Svizzera

3.989.813

Argentina

2.969.402

Germania

2.452.587

Brasile

1.456.914

Belgio

535.031

Canada

650.358

Gran Bretagna

263.598

Australia

428.289

Altri

1.188.135

Venezuela

285.014

Totale

12.546.558

 

11.481.381

Fonte: Rielaborazione dati Istat in Gianfausto Rosoli, Un secolo di emigrazione italiana 1876-1976,Roma, 1978.