Guardiamo oltre, allarghiamo la ricerca sul degrado criminale giovanile

La Scuola e la Famiglia fanno già toppo nel fronteggiare la diseducazione, la malvagità e la scelleratezza che provengono dalla strada, sprovviste come sono di aiuti e mezzi adeguati. La psicologia giuridica spiega da tempo che è necessario rinforzare i servizi sociali che operano sul territorio !.La devianza trova terreno favorevole nelle grandi città.

di Gennaro Iasevoli, Register of Expert Peer Reviewers for Italian Scientific Evaluation REPRISE - CINECA – MIUR.

E ingiusto e fuorviante addossare le colpe della delinquenza giovanile alla Scuola oppure alla Famiglia procurando con i giudizi quasi sempre immotivati un inutile strazio a bravi docenti e a genitori impegnati, dimenticando i compiti comunali dei Servizi Sociali,che devono essere assolutamente coinvolti nella lotta alla devianza che nasce nella strada ed all'imbarbarimento notturno incontrollato che contamina i soggetti deboli e si infiltra attraverso di essi nella casa e nella scuola.

Un’attenta analisi antropologica e statistica sulle condizioni economiche suggerirebbe che la delinquenza minorile di città non nasca dalla povertà o dall’ignoranza, ma derivi piuttosto dallo spreco, dal vizio, dalle risorse a portata di mano, dai beni lasciati incustoditi, dalla densità della popolazione. Pertanto la devianza trova terreno favorevole nelle grandi città, più belle, più affollate, più ricche di ritrovi, ove facilmente ci si confonde nel pubblico; si può passare inosservati e si possono occultare oggetti vietati ed atti ad offendere. I ragazzi e le ragazze hanno sperimentato la furbizia e capito che le ore passate per la strada, non sono sottoposte alle regole della famiglia e della scuola. Principalmente nelle strade affollate delle grandi città e meglio ancora di notte, i ragazzi hanno la percezione di essere lontani da quella pressione educativa scolastica e familiare e quindi godono appieno di una libertà smodata che porta a confondere il vero con il fantastico, il lecito con l’illecito, il personale col collettivo, i bene pubblico con i beni privati e persino le ragioni della vita con la fine dell’esistenza. Stare nella strada senza regole porta i ragazzi a vivere nella nebbia esistenziale e quindi la ricerca del piacere assume dei contorni parossistici per evidenziarne gli effetti fino sballo e fino alle “partenze senza ritorno”. Naturalmente i minori sono ben consapevoli che ogni intemperanza, compresi i crimini commessi per strada, “lontano dagli occhi scolastici o familiari” sono difficili da annotare, riconoscere, provare e condannare, perché c’è sempre la salvifica connivenza degli amici e poi, quello che più conta, vige l’impunibilità dovuta alla minore età.  Non bisogna sorprendersi se oggi paradossalmente si scopre che non sono gli adulti corrotti a spingere i ragazzi a delinquere, ma sono i minori stessi a voler sperimentare la delinquenza per poter entrare nel mondo malavitoso, secondo copioni immaginari ispirati ai loro quotidiani approcci web più devastanti. E’ inutile quindi, in questo contesto civile e comportamentale di massa, continuare a discutere sull’operato della scuola o della famiglia che solo Dio sa quanto lavorano per fa far crescere questi figli.

La risposta a tanta preoccupazione che viene dalla civiltà del nostro tempo può essere data dagli studiosi dello sviluppo e più ancora dalla psicologia giuridica: i diritti dei minori vanno tutelati prioritariamente dalla famiglia, dalla scuola ed anche dai servizi sociali (quindi dallo Stato). Si può quindi, almeno in teoria, stare tranquilli, avendo una triade di soggetti rappresentati in carne ed ossa da genitori, docenti ed assistenti sociali.

Ed ecco anche la contro risposta: i ragazzi delinquenti frequentano poco e male la scuola, passano poche ore con i genitori e spesso non sanno proprio dell’esistenza degli assistenti sociali.

Quindi mi chiederete da dove si comincia ?.  Benissimo !:  questa è la domanda giusta che bisogna farsi sul piano normativo, perché così la nostra mente può riscoprire i progetti e le politiche comunali dei servizi sociali deputati alla conoscenza e gestione civica del territorio. Si può considerare che le città (dal nome civis = cittadino) non siano fatte solo di parcheggi da monitorare con gli ausiliari del traffico o di giardinetti pubblici che bisogna innaffiare, ma siano costituite da gruppi di esseri umani che devono relazionarsi secondo tutti quei principi studiati ed approfonditi anche nei molteplici e validi tirocini accademici degli assistenti sociali operanti nei comuni! Riscoprendo la psicologia giuridica con la valorizzazione dei servizi sociali è quindi possibile mitigare vandalismi, accoltellamenti e salvare i ragazzi delinquenti sul piano comportamentale; sicuramente, in ogni contesto cittadino e meglio ancora nelle città più grandi, come Milano, Roma, Torino, Napoli, passo passo:

aprire una discussione pedagogica pregnante sulla vita notturna dei minori,

rivedere l’importanza di un’assistenza psicologico-giuridica nei confronti dell’infanzia deviante,

effettuare riunioni di servizio tra dirigenti scolastici, dirigenti dei servizi sociali comunali e FF. dell’Ordine,

convogliare risorse sui servizi sociali con precisi obiettivi.

Vi parlo dopo varie esperienze di settore e vi dico che ho sperimentato l’intervento dei servizi sociali, in una concomitanza progettuale Comune – Scuola - FF dell’Ordine, risolvendo le problematiche di cui stiamo parlando in modo abbastanza semplice. La strada maestra della mia sperimentazione in un’area precisa è stata quella della sinergia tra assistenti sociali comunali e la scuola, perché gli assistenti sociali in virtù del loro ruolo psicologico-giuridico si interfacciano con le famiglie, mediante visite domiciliari per verificare le condizioni educative ed igieniche e propongono sussidi assistenziali; nello stesso tempo le FF dell’Ordine territoriali tutelano i responsabili dei servizi sociali assicurando un sereno svolgimento dei loro compiti.