Ricerche psicologiche:Tragedie in divisa.

Lo stress, i pericoli della mente, i drammi personali, non risparmiano i militari.

di Gennaro Iasevoli.

Dalle statistiche giornalistiche risultano fortunatamente pochissimi casi d’uso improprio delle armi in dotazione, con eccessi ed esiti nefasti conclusisi con suicidi od omicidi, pertanto non si può parlare di alcun allarme sostenuto dalle percentuali, ma in ogni caso sul piano psicologico occorre proporre ugualmente il presidio di un’azione di prevenzione antistress e multidisciplinare, sostenuta, ove possibile, anche dalla comprovata efficacia delle relazioni associazionistiche, affinché si esplichi un rapporto dialogante, specialmente mirato alle persone in divisa momentaneamente più fragili, chiuse e dubbiose. Le persone più fragili devono essere messe in grado di provare a lenire e svuotare le tensioni interne, che talvolta vanno accumulandosi per ragioni familiari, lavorative, di gioco ed esistenziali.

Devo dire, in premessa, che la disponibilità delle armi in dotazione, contrariamente alle voci che si levano dai profani, non potrà mai identificarsi come causa o concausa delle tragedie, perché si inquadra tecnicamente e scientificamente nella ordinaria gestione dei rischi da parte dei preposti. E poi ogni arma è già compresa nell’universo dei pericoli fissi – inerti - che ogni essere umano è abituato a fronteggiare giornalmente con l’intelligenza. Le armi gestite dagli addetti (delle F.F. dell’Ordine) – anche secondo le statistiche ospedaliere - rappresentano un pericolo fisso inferiore, con incidenti più rari di quelli causati delle scale, balconi e finestre da cui si può cadere, o dei pericoli giornalieri derivanti dalla fruizione dei mezzi pubblici e privati oppure derivanti dalla vita domestica, dai cibi e dagli stessi medicinali che assumiamo. Pertanto inutile perder tempo a parlare delle dotazioni, perché solo in rarissimi casi possono essere chiamate in causa se non in seguito all’intenzionale volontà delittuosa di tutt'altra origine. Ritornando a parlare della prevenzione mentale dello stress, secondo la mia pregressa   esperienza di relatore in corsi antistress per Ufficiali, direi che esistono fattori stressanti principalmente legati ai ritmi di lavoro e scompensi della ideazione provocati da aspirazioni molto ampie a fronte di successi molto limitati che in parole povere comportano delusioni su delusioni, finché la persona per salvarsi dalla trappola, non comincia ad abbassare coscientemente il suo livello di aspirazione smodata al successo.

Occorre considerare e prevedere sempre la possibile insorgenza anche inaspettata dei pericoli della mente a seguito di stress, delusioni, malattie e predisporre un contributo socio antropologico al benessere vitale anche di chi lavora in divisa.

L’affetto dei familiari, le raccomandazioni alla calma ed alla serenità, i corsi antistress, la regolazione dei ritmi di lavoro, una dieta equilibrata ed appagante, sono tra gli espedienti principali per la tranquillità e la salute mentale. Certamente non è mai superflua la diffusione del dialogo sul benessere vitale anche nei confronti dei militari, tanto più quando ci si trova di fronte casi tragici per l’uso improprio della dotazione personale verso se stessi e verso gli altri.

Lo sport e la partecipazione e l'integrazione nel tessuto sociale durante il tempo libero può essere utile ed addirittura risolutiva nei conflitti psicologici interiori che colpiscono e affliggono alcuni militari quando improvvisi vuoti esistenziali, impediscono la serenità individuale e l'ottemperanza alle mansioni quotidiane da espletare in divisa. L'associazionismo, vissuto durante il tempo libero, spesso produce utilmente un aiuto esterno delicato, semplificato, esistenziale che dà ristoro psicologico naturale, perché non collegato al sostegno psico-medico istituzionale interno alla caserma, che talvolta intimorisce e smorza sul nascere la trasmissione colloquiale delle problematiche mentali del dipendente in divisa, per il timore che le eventuali segnalazioni delle proprie sofferenze psicosomatiche momentanee possano essere registrate perennemente con conseguenze sugli incarichi di lavoro, o per il timore di rallentare la carriera.

Sono estremamente importanti, durante il tempo libero, le relazioni amicali ed i colloqui anche se informali, gli ascolti e gli interventi psicologici estemporanei, meglio se connotati dalla dimensione dinamica reale della vita; essi favoriscano il benessere piscologico, talvolta messo a dura prova dalla routine quotidiana degli Operatori delle forze dell’Ordine. L’incontro ed il colloquio – effettuati anche presso strutture esterne dotate di Sportello di ascolto associativo - permettano di approdare a quel confronto umano in un ambiente neutro, scollegato dalle registrazioni nelle cartelle cliniche personali di caserma. E’ questa un’azione aggiuntiva di prevenzione e di sostegno, offerta da molti sportelli associativi esterni attraverso i professionisti del volontariato, che producono buoni risultati nella prevenzione del disagio.