L’angolo dello Psicologo di “Cultura e società”. Scienze umane e giuridiche: la svolta educativa.

Filosofia, pedagogia e psicologia hanno inglobato, negli ultimi 50 anni, due scosse rigeneratrici ( che definirei neo-rinascimentali), quando sono state chiamate a confrontarsi con due eventi, estremamente innovativi, che hanno colorito i saperi e le arti di aloni giocosi e virtuali: 1) la diffusione della televisione, 2) la diffusione di internet. L’individuazione nelle due spinte di caratteristiche vagamente rinascimentali e pertanto rigeneratrici non ci esime dalla considerazione che l’impatto delle due scoperte sulle scienze umane, (simile agli effetti culturali provocati dall’invenzione della stampa ne 1400), ha accelerato e facilitato infinitamente la diffusione dei molteplici saperi correlati a tali discipline, ma di converso ha svelato alcune ombre ed impasse che le affliggono trasversalmente. Più che entrare sinteticamente nei particolari teoretici di tali impasse richiamo l’attenzione del lettore sull’apparente ininfluenza nei percorsi scientifici ed operazionali delle discipline, da parte della televisione e di internet: ininfluenza apparente, voluta, colpevole, provvidenziale o semplicemente fatale, lo capiremo, ciascuno per proprio conto seguendo i percorsi descrittivi correlati ai contenuti di tali saperi specifici. Non si può negare però che cambiamenti d’opinione comune o di giudizio culturale o di giudizio scientifico, sullo sviluppo delle scienze umane, occhieggiano da più parti, quasi che si senta un’insoddisfazione, un desiderio, ancorché una aria, di svolta operativa epocale. Cominciamo dalla filosofia: essa dalla notte dei tempi, stretta dalle religioni e dalle scienze empiriche, continua ancora oggi a suddividesi in filosofie, secondo i pensieri degli autori che ne alimentano la forza e, nelle varie etnie, viene percepita, studiata e diffusa ad uso e consumo della collettività cui porge questo o quell’aspetto, in funzione del potere dei governi. Direi una filosofia riscritta e martoriata in continuazione, che perde il suo ruolo speculativo di risorsa scientifica per diventare ornamento di colui che se ne “ammanta”. Infatti girando per il mondo si assiste ad un caleidoscopio di filosofie “utilizzate”. Però la filosofia, quale insieme di teoremi puri, se non contaminata dalla politica, mantiene in sé, invariata nel tempo, l’immane forza rigeneratrice delle intelligenze. La pedagogia, poi, pur essendo figlia delle scienze filosofiche viene utilizzata oggi quasi fosse una medicina, per educare l’uomo dall’infanzia; appunto come una medicina viene parcellizzata in branche e settori funzionali alle richieste dei tempi. La psicologia, ugualmente legata, da tempi remoti, alla filosofia ed alla mitologia, è divenuta a partire dai primi esperimenti dell’ottocento e poi con le applicazioni cliniche nel novecento, funzionale ed “aggiuntiva” rispetto alle discipline mediche ed infine complementare, rispetto all’educazione ed allo studio delle leggi che regolano l’agire umano. Ai punti di partenza scientifici fanno seguito i limiti operativi. Troppi rivoli di pensiero, troppi obiettivi, troppi metodi da tabulare, troppe difficoltà di valutazione epistemologica, anche se in cambio di tanta plasticità, si registra un aumento costante dell’interesse scientifico degli addetti e della gente comune. Al di là delle difficoltà matematiche d’una tabulazione indicizzata dei contenuti, degli obiettivi e dei metodi, resta il merito ed il vantaggio dei risultati gnoseologici ed educativi ottenuti da tali discipline, che da una parte riescono ad esercitare eccellentemente la mente umana con l’obiettivo di migliorarla, e dall’altra supportano indispensabilmente anche gli altri saperi. Oggi se ne parla, come in passato, anche in maniera critica da qualche parte, chiedendo la svolta, sapete perché? – Verosimilmente, la massa degli individui (con idee conservatrici) si aspetta ancora, principalmente dopo l’avvento della televisione e di internet, una discesa in campo di queste discipline, in maniera diretta ed autoritaria, a dire all’umanità, (per esempio): studiate questo o quest’altra cosa, comportatevi così, questo è giusto, questo è sbagliato-.  In qualche caso, interventi di tal tipo ci sono stati e si sono sprecati nel vero senso della parola, perché risultati non si son visti per niente!; in televisione anzi si è visto di tutto e su internet, che funziona come strumento multimediale interattivo, si è visto ed anche fatto purtroppo di tutto !. Ma scrolliamoci di dosso l’ingiustificato timore che la filosofia, la pedagogia, la psicologia  o la sociologia possano, recentemente, aver fallito nella scelta dei loro obiettivi scientifici e culturali: riflettendo un attimo sui temi appresso accennati, si potrà comprendere che non c’è oggi altro riferimento culturale o scientifico umano in grado di sostituire i loro obiettivi, i loro metodi o i loro compiti. La filosofia tratta i problemi dell’uomo, del mondo e di Dio; la pedagogia guarda al bambino come all’uomo del domani, individua gli obiettivi educativi ed i metodi correlati; la psicologia studia la personalità degli esseri umani (l’intelligenza, il carattere, le attitudini, le motivazioni dell’agire; la diagnosi, la prognosi e la terapia dei difetti intellettivi e caratterologici; le relazioni, l’efficienza, il successo e molti altri aspetti psichici). Quindi non è difficile rasserenarci rispetto alle critiche balzate all’orizzonte mondiale, proprio in virtù delle solide basi speculative di queste scienze che, d’altro canto, hanno dei confini comuni ad altrettante discipline fiorenti nell’alveo dello scibile umano. La forza scientifica di queste discipline risiede nella loro interconnessione piuttosto che nella specializzazione, seppure pratica, funzionale e strumentale. Allora può darsi che la filosofia abbia bisogno di volare più in alto e riassumere lo spirito speculativo, comparato, di autori, anche se diversamente orientati, oppure la pedagogia debba voltare pagina e ritagliarsi un ruolo aggiuntivo, funzionale alle altre scienze od infine la psicologia dedicarsi maggiormente all’etica ed al diritto alla vita da una parte ed alle neuro-scienze dall’altra, affinché nell’educazione arrivi la svolta desiderata ?. Certamente, quasi tutti i giorni, di fronte a fatti di cronaca negativa che hanno per protagonisti i ragazzi ed i giovani, si leva un grido di stimolo verso la scuola e verso gli educatori che non avrebbero saputo prevedere e prevenire tali efferatezze. A questa impellente richiesta si deve rispondere che evidentemente i percorsi verso la saggezza e l’onestà comprendano sicuramente lo studio della filosofia, della pedagogia, della psicologia e della sociologia, del diritto, e più ancora la risoluzione stia nell’esempio positivo profuso dai genitori ancor prima che dagli educatori e dai “personaggi” che vivono la giornata sulla ribalta” (sia essa televisiva che di internet). Soprattutto i “personaggi” che campeggiano sui monitor, dovrebbero essere obbligati a condividere i buoni principi ispiratori e gli obiettivi di queste discipline e viverli, sia pure inconsciamente, nell’opulenza o nell’ignoranza e nell’umiltà: essi, una volta “rieducati”, impregnati di “saggezza”, potrebbero orientare significativamente la moda ed aiutare i giovani spettatori. Purtroppo tali personaggi, in massima parte, traggono con furbizia, per se stessi, i vantaggi offerti delle nuove tecnologie, sfruttando terribilmente i giovani spettatori. Questo discorso vale per l’ampia massa di giovani, che è quella, a livello mondiale, meno scolarizzata, e più esposta alle speculazioni disoneste, mentre sull’altro versante, di una minoranza degli studenti, preparati ed educati, che magari abbiano anche approfondito ampiamente le discipline citate, c’è da aspettarsi una maggiore capacità critica funzionale al comportamento, ma, attenzione, nulla vieta ad essi di operare, anche se più coscientemente, scelte del tutto sbagliate. Lo studio delle scienze umane e giuridiche, pur senza produrre ancora la “mirabile svolta”, che si invoca ogni volta che l’educazione degli alunni sembra ingestibile (- e di questo si continuerà a parlare -), porta in ogni caso alla consapevolezza di poter svolgere, con sufficiente rigore, approfondimenti sul comportamento umano, prima di poter decidere gli obiettivi culturali ed orientare al meglio i processi psicologici, filosofici ed educativi.

Articoli di Psicologia. - 2009 - Gennaro Iasevoli